consapevolezza digitale
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Nel libro pubblicato ormai quasi un paio di anni fa e scritto a quattro mani con Gilberto Santucci “Gnomeide 2 – manuale di sopravvivenza ai social network“, scrivevo: “la strada dei genitori è lastricata di buone intenzioni e tanti errori nel rapporto con gnomi “nuova versione”, perennemente con lo smartphone in mano, assenti e lontani anni luce quando interagiscono con noi, assorti a leggere nuove notifiche“.

Errare da genitore est, insomma. Soprattutto oggi, in un momento in cui non solo abbiamo a che fare con “città” nuove in cui vogliono andare i nostri figli, ma viviamo anche il senso di colpa di chi vietando o mettendo limiti sembra volerli privare anche di questo in un momento in cui, con la pandemia, non potrebbero andare a visitare città reali, con amici in carne e ossa con i quali assembrarsi felicemente.

Fare un elenco di errori sarebbe cosa ardua: dall’aver pensato che fosse sufficiente vietare per aiutare, al lasciare completamente briglia sciolta perché “i suoi amici lo fanno tutti”; dal comprare smartphone nuovi di pacca perché visti dai figli in mano a qualche influencer dell’ultimo momento, al “prendiamo questo perché è in offerta” senza capire e spiegare caratteristiche e differenze di un device; dal dire ok – senza pensare ai possibili contenuti violenti, cruenti, non adatti – a giochi per ultra diciottenni pensando “tanto il mio è sveglio, può usarlo”, al no assoluto ai videogiochi perché fanno male; dal “mio figlio non avrà un telefono prima di 18 anni”, al mollare al neonato il proprio smartphone per placare pianti isterici destinati probabilmente a diventare, con questo approccio educativo, sempre più frequenti e incontrollabili. Si potrebbe continuare ancora per altre mille righe.

Come fare allora?

Non sentirsi inutili. Si deve partire dalla consapevolezza che, come genitori, abbiamo sempre qualcosa di utile da dire ai nostri figli. Possiamo non conoscere TikTok, Discord, Twitch, Instagram ma non rinunciamo per questo ad accompagnare, supportare, guidare i nostri ragazzi.

Visitare i posti che frequentano i ragazzi. Difficile, lo so. E anche noioso per alcuni, ma necessario. Sarebbe impossibile dare indicazioni su come muoversi in una grande città senza averla vista o almeno aver capito com’è leggendo una guida.

Limitare stabilendo regole. Una delle cose che ascolto più di frequente parlando con i genitori è “come si fa a dare regole e farle rispettare con i giochi on line o con le chat? E’ molto difficile“. Vero. Bisogna a volte spiegare e rispiegare e altre volte alzare la voce e imporsi. Dobbiamo individuare, però, alcune regole importanti per noi come genitori e tenere la barra dritta, senza cedere. Una di quelle su cui, per esempio, non si dovrebbe cedere è: possiamo dormire con il telefono spento e lontano da noi.

Riaprire un dialogo su questi temi. Farsi spiegare come funziona Roblox, guardare insieme una serie su Netflix, chiedere quali sono i video più divertenti di TikTok, dare uno sguardo ai profili di qualche amico o amica e chiedere un parere su quello che fanno. Tutto serve a parlare di mondi virtuali che tanto virtuali non sono per i ragazzi.

Sbagliare, nella consapevolezza di aver fatto del nostro meglio. Ho visto tanti genitori colpevolizzarsi per non essere stati in grado di difendere i propri ragazzi da rischi che si sono concretizzati e che li hanno fatti soffrire. Capita purtroppo, nonostante tutto il nostro impegno, nella vita virtuale esattamente come in quella reale. Possiamo sbagliare. Ma non dobbiamo dimenticare la frase di Rodari: “Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa”.

E' analista, programmatrice e formatrice. Giornalista per passione, scrive quasi esclusivamente di tecnologia. Ma prima o poi cambierà tema. O forse no.

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