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Durante l’estate 2021 in Fabschool by 311 Verona gli studenti di medie e superiori hanno sperimentato le STEM, discipline scientifico-tecnologiche, attraverso laboratori stimolanti e innovativi, progettati attentamente da educatori e appassionati di tecnologie.

Per i ragazzi è stata un’esperienza orientante volta a conoscere l’applicabilità delle nuove tecnologie, a riscoprire un senso di praticità talvolta poco stimolato e a maturare la consapevolezza rispetto alla volontà o meno di approfondire queste discipline in futuro attraverso percorsi di studio ad hoc.

Un progetto di realtà

L’estate, è risaputo, mette a dura prova la vita delle piante accudite con tutto l’amore del mondo durante l’anno dalle famiglie un po’ a causa delle temperature ma soprattutto per il tanto tempo trascorso fuori casa e in vacanza.

La sfida sull’orto smart proposta all’interno del summer Fabschool 2021 ha rappresentato un progetto di realtà a tutti gli effetti oltre che di reale utilità.

Tecnologie amiche

Il laboratorio è stato realizzato mediante la tecnologia micro:bit, un sistema di sensori capaci di rilevare informazioni dall’ambiente collegati ad una scheda elettronica che i ragazzi hanno imparato a programmare per creare il proprio modellino di “orto intelligente” capace di gestire in autonomia le principali attività di cura e nutrimento della pianta. Per lavorare con il microcontrollore di Micro:bit bisogna dedicarsi prima alla parte elettronica che prevede di collegare tutti i sensori scelti alla schedina e successivamente alla parte informatica in cui vengono date istruzioni al sistema sul funzionamento. Questa seconda attività avviene attraverso il software Makecode.org che si presenta come un sistema di programmazione a blocchi particolarmente adatto al target dei giovanissimi che permette di sviluppare il pensiero computazionale.

Insegnami a fare da solo!

Gli educatori del Summer Fabschool, esperti di tecnologia e sensibili in modo particolare al tema education, hanno testato tecnologie e processi nelle settimane precedenti per comprendere tutti i possibili problemi che si sarebbero potuti verificare. Questo attento lavoro è fondamentale se si intende lasciar grande autonomia ai ragazzi nell’individuare la propria modalità per raggiungere l’obiettivo.

Alla base dell’esperienza formativa c’è il “fare”, un approccio esperienziale che mette il giovane nella condizione di sviluppare competenze concrete e la volontà di “lasciar fare” senza voler insegnare ma piuttosto facilitare processi di apprendimento come ha spiegato Michele Pasetto: «noi insegnamo la base e i ragazzi, con la loro creatività, fanno il resto

Inoltre le attività sono pensate per essere scalabili in modo da offrire la possibilità, a chi dimostra più predisposizione e competenza, di avanzare con livelli di maggiore complessità.

«Il laboratorio ha restituito grande soddisfazione in quanto i ragazzi capivano come usare le tecnologie a disposizione prima che gli spiegassimo il funzionamento. Eravamo organizzati nel proporre 5 minuti di teoria e 5 minuti di pratica a coppie con esercizi che andassero a testare le singole funzioni appena viste (ad esempio l’utilizzo del magnetrometro che permette di identificare il NORD e di costruire una bussola). I ragazzi erano entusiasti perché al termine del primo giorno avevano già potuto mettere le mani in pasta.» spiega Michele, educatore del Summer Fabschool.

La parola ai ragazzi

Abbiamo intervistato una partecipante, Sofia, di 12 anni che in giugno ha concluso la prima media chiedendole di raccontarci la sua esperienza personale a Summer Fabshool.

Con quali aspettative hai deciso di iscriverti a Summer Fabschool?

Mi sono iscritta perché mi è sempre interessata molto la programmazione. Gli scorsi anni ho avuto altre esperienze con il coding che mi sono sempre piaciute. Quest’estate volevo approfondire altre cose e quando ho letto dell’orto smart mi è sembrato molto interessante.

Puoi raccontare la sfida che avete affrontato questa settimana?

Per me e il mio compagno è stata trovare un modo per lavorare insieme, i primi giorni abbiamo fatto un po’ di fatica ma poi abbiamo trovato un buon metodo per collaborare e adesso stiamo facendo un progetto fantastico e quindi possiamo dire di avercela fatta.

Che cosa hai imparato di nuovo questa settimana?

Ho scoperto micro:bit che non conoscevo ancora e ho scoperto tutte le potenzialità che ha, è super, ci sono tremila sensori, è molto bello.

Cosa ti è piaciuto di più e cosa ti è piaciuto di meno?

La parte che mi è piaciuta di più è stata testare il nostro progetto ed eravamo super contenti quando vedevamo che funzionava e anche quando non funzionava ci divertivamo ad asciugare tutto e a rifare tutto da capo.

Forse quello che mi è piaciuto di meno è stato assemblare i cavi perché è un lavoro che richiede moltissima precisione e se si sbaglia anche solo a collegare un piccolo cavo, non funziona niente.

Questa esperienza ha contribuito a farti un’idea di cosa vorresti studiare alle scuole superiori?

Mi piacerebbe frequentare il liceo classico però ho deciso di venire a fare questa esperienza perché credo che la programmazione e la logica siano molto importanti in tutti i lavori che bisogna conoscere un minimo.

Si va in scena

L’ultimo giorno della settimana di Camp è stata organizzata una “maker faire” in perfetto stile anglosassone con tavoli disposti a isole sui quali i ragazzi esponevano i propri lavori e davano spiegazione ai genitori e ai professionisti presenti in sala delle scelte fatte in fase di progettazione e delle funzionalità presenti sul proprio orto smart.

Non sono mancati i malfunzionamenti dell’ultimo minuto che, però, non hanno mortificato i giovani progettisti, anzi li hanno spinti a darsi spiegazioni e a motivare in modo estramanente razionale e tecnico quali fossero le possibili cause.

Insomma, risultato raggiunto!

UX Designer, appassionata di orientamento e in formazione continua, lavora nel Terzo Settore ed è mamma di un piccolo uragano di nome Pietro.

311 Verona
E' un learning accelerator dove i giovani hanno la possibilità di sperimentarsi e scoprire i propri talenti attraverso un’alleanza intergenerazionale con le imprese del territorio.

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STEM: l’orto si fa smart