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Come promesso nel precedente post, entriamo ora in modo più “tecnico” nel tema del cyberbullismo. Essendo il cyberspazio in continua evoluzione anche il cyberbullismo subisce lo stesso procedimento, in questo caso involutivo perché nulla in questa fenomenologia si protende in positivo.

Ad oggi esistono svariate tipologie, legate per lo più al modo di agire e di intendere degli aggressori virtuali. L’attacco quindi risulta sintomatico di una scelta basata anche inconsciamente dai ragazzi sul tipo di strumento utilizzato (chat, social network, e-mail o altro); sul tipo di gruppo all’interno del quale si opera (maschile o femminile, chat privata o di gruppo); sui sentimenti che instillano l’attacco.

Quali sono i tipi di cyberbullismo?

Il New doxing (diffusione di dati sensibili) si verifica come attacco ai danni della privacy della vittima per il mezzo della vendita nel dark web dei suoi dati sensibili, utilizzati poi per creare false identità digitali o semplicemente metodo spiccio per ottenere un facile corrispettivo in denaro od ancora come strumento paravento di hacker professionisti che agiscono sotto spoglie di altri durante i loro attacchi.

Il Flamming (conflitti verbali in chat) è tipico delle chat di gruppo scolastiche. Utilizzato per colpire un soggetto debole per il tramite di “fiamme”, cioè insulti mirati ma scomposti, non articolati in frasi troppo lunghe con lo scopo di aggredire incessantemente a colpi ripetuti la vittima che non riesce, all’interno del gruppo, a rispondere ad ogni messaggio, sticker, foto creata e subisce l’onda d’urto fino ad esserne travolta (cioè fino alla fine dell’attacco che in media dura almeno qualche ora e produce un quantitativo imponente di messaggi nella chat).

L’Harassment (molestie) si verifica come molestia perpetrata via telefono, messaggio o e-mail. Utilizzata allo scopo di creare uno stato di pericolo percepito nella vittima come costante.

La Denigration (fake news) è sintomatica negli ultimi tempi di attacchi mirati verso categorie ostracizzate o ritenute minori. Vengono creste e diffuse fake news la cui portata risulta maggiormente potente perché riflesso di omofobia, sessismo e discriminazione in generale. Per cui porta le vittime a denunciare con più ritardo perché già oppresse da un sistema tritatutto che le vede discriminate in partenza.

Il Cyberstalking e il Revenge porn fanno tema a sé, perché entrambi non sono solo tipologie di cyberbullismo ma anche di reato, in quanto ritenuti pericolosi a tal punto da avere una fattispecie giuridica di reato propria all’interno del Codice Penale e riguardano anche la sfera degli adulti. Nel primo si terrorizza la vittima senza sosta con ogni mezzo possibile, si accosta la molestia alla minaccia e si induce la vittima a sentirsi in pericolo e soffocata psicologicamente da questo modus operandi lesivo della sua libertà personale. Nel secondo si lede la dignità della persona colpita per il tramite di video intimi e privati diffusi sul web o in chat di gruppo o private con lo scopo di vendicarsi a seguito della relazione di coppia troncata dalla vittima.

L’Impersonation/catfish (furto di identità digitale) è banalmente utilizzato come scherzo dagli aggressori ma di fatto risulta molto pericoloso perché si ruba l’identità digitale altrui per compiere a suo nome qualsiasi tipo di atto lesivo ai danni della vittima designata. In questo modo si crea un doppio circuito: la vittima di catfish ed eventualmente la vittima designata dell’attacco grazie all’utilizzo del catfish, per agire sotto mentite spoglie.

L’Outing e l’Exclusion sono tipologie prettamente femminili e legate tra loro. Si carpiscono informazioni alla vittima con l’inganno, facendo finta di includerla nel gruppo per poi escluderla violentemente dal suddetto diffondendo le informazioni più private ai suoi danni, come strumento di isolamento definitivo.

Infine il Sexting, la diffusione di immagini intime ma segmentate del proprio corpo ad esclusione del volto. Particolarmente attivo nella chat Instagram ma anche Whatsapp. Utilizzato come richiesta e strumento di scambio, può terminare con la sua diffusione virale presso terzi senza il consenso della vittima.

Nel prossimo articolo analizzeremo le conseguenze civili e penali di questi attacchi virtuali e il peso sociale che comporta lo stigma ad essi legato, soprattutto per le vittime. Problema importante risulta infatti l’inversione delle colpe.

Giurista specializzata in bullismo e cyberbullismo, formatrice in scuole ed enti. Appassionata di lettura e scrittura. Fonda il suo credo professionale sul brocardo plutarchiano “la Mente non è una nave da caricare ma un fuoco da accendere”

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Come si concretizza il cyberbullismo?