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È passato un anno da quando ci si è buttati, volenti o nolenti, sulla Didattica A Distanza, ormai conosciuta da tutti come DAD, accettata di buon grado durante il lockdown e meno digeribile a un anno di distanza, quando ciascuno si immaginava in cuor suo che la pandemia potesse rappresentare ormai solo un brutto ricordo.

Cosa pensano gli studenti dell’esperienza di scuola da casa?

Secondo una ricerca condotta da Ipsos per Parole O_Stili e Istituto Toniolosu su oltre 3.500 studenti della scuola secondaria di secondo grado e su circa 2.000 insegnanti della scuola primaria e secondaria, i ragazzi sono soddisfatti delle loro attività di studio come con la didattica tradizionale (43%), con un buon 40%, però, che ritiene invece che questa possa essere peggiorata.

Non gradite e considerate peggiorate dai ragazzi e dalle ragazze intervistate anche le spiegazioni dei professori (65%), lo stare in contatto con i compagni di classe (45%), lo studiare (43%) e lo svolgere verifiche scritte (39%). Migliorati invece i rapporti con la propria famiglia per il 27%.

1 studente su 4 ha cucinato durante la DAD e quasi l’88% ha mangiato. Il 96% ha chattato con i compagni durante le lezioni da casa.

Saltati in emergenza anche i limiti solitamente imposti dalle famiglie: solo il 17% dei genitori ha messo limiti di tempo nell’utilizzo dello smartphone, il 14% nell’accesso ai social e il 13% ai giochi on line.

Quale l’esperienza dei docenti?

Secondo gli insegnanti intervistati è cresciuto il divario tra gli studenti, tra chi ha più risorse socio-economiche e chi ne ha meno (56%) e sono complessivamente peggiorate per tutti gli studenti le “prestazioni”, a prescindere dal proprio background (29%). Soltanto un 2% ritiene che le prestazioni degli studenti e delle studentesse siano complessivamente migliorate per tutti.

Cosa resterà di questa DAD?

Sia insegnanti che studenti nel post COVID vorrebbero che il digitale fosse più presente a scuola (69% dei prof e 47% dei ragazzi).

Tra i motivi per i quali mantenere il digitale anche nella scuola che verrà c’è la possibilità anche per gli assenti di seguire le lezioni (72%), lo stare in contatto con i compagni (60%), il supportare la spiegazione in classe (45%) ma anche il poter apprendere in modo più efficace (34%).

Non solo macerie, dunque. Una esperienza da migliorare e correggere ma non certo da abolire o considerare al pari di “scuola chiusa”.

E' analista, programmatrice e formatrice. Giornalista per passione, scrive quasi esclusivamente di tecnologia. Ma prima o poi cambierà tema. O forse no.

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